L’Italia dei monaci e delle montagne.


Lascio a malincuore il Gran Paradiso e punto dritto ai “grandi” laghi italiani. Ripercorro i loro perimetri. Arrivato a Sondrio devio verso il passo dello Stelvio, meta lunare per moltissimi cicloturisti e motociclisti. Poco prima di iniziare la salita mi concedo una pausa, parcheggio la “Negra” all’ombra di un grande albero e mi accendo la pipa. Alexane, una curiosa bambina dai capelli biondi è in gita con i propri genitori, felice di vedere una motoretta, si avvicina alla Vespa per salirci, afferra con decisione la manopola sinistra e tutto accade in pochi secondi. Il soffice terreno inghiotte il cavalletto, bagagli e attrezzatura cadono insieme alla “Negra”, che con un lamento di lamiere finisce pancia all’aria.
Diagnosi: Rottura della leva del freno anteriore, danneggiamento della pancia destra e diversi mal di testa per fare ripartire il motore. Ridicolo per una caduta da fermo.
Senza freno, mi rimetto in marcia.
Perfetto! Specialmente in vista della scalata ( e relativa discesa ) dei 2758 metri che mi attendono.

I visit the old building of the Cistercian monks. A group of seven monks still live within the newly renovated walls. Meet Father Peter, seated in the shade of the cloister. He invites me to follow him into the kitchen. We pass through the silent dining room and a few minutes later I look at him making his speciality: scallops in Marsala sauce.

The most important ingredient in our kitchen is to love the other monks,” he said. He has a long white beard and smiles when some children ask if he feels hot under the tunic. I decide not to remain a guest for the evening but to continue my journey to the capital of Italy, Rome.