Ruggiti di primavera

Qualche giorno fa viaggiavo con il giubbotto invernale e il cupolino per scappare dalle frustate dell’aria mattutina sul viso, c’erano pochissimi centauri nel circondario e i camini sbuffavano dalle sette. In ventiquattro ore Apollo è sceso da cavallo e ha gettato il sole fuori dal carro a pedate, stufo forse della sua quotidiana noia. Ventisei gradi. Tutti fuori dai garage quindi, con Vespa, Lambretta, Scooter e mezzi a due ruote.
In rientro da Trieste , costeggiando la montagna, riconosco il suono di una Vespa alle mie spalle. Guardo lo specchietto ma non vedo nulla se non alberi in fiore e mare. Quel tratto, ricco di “esse” da MOTO GP, invoglia sempre qualche piega appassionata. Il tempo di impostare una curva a destra e il ruggito di un due-tempi a dodicimila giri mi entra nel casco e nelle orecchie simile a una trivella. Il “piccoletto” – avrà avuto al massimo diciassette anni data la cartella aggrappata alle spalle come una scimmietta spaventata – mi infila all’esterno in seconda piena e con il motore che urla indemoniato sfiora l’asfalto con la pedana. Cerco di fargli un cenno per salutarlo, ma è troppo tardi, lui è già impegnato a ingranare la terza e volare alla prossima piega. “50 Special” è tutto quello che riesco a leggere sul suo parafango posteriore prima che scompaia dietro una roccia carsica. E pensare che io uso la pedana della “Negra” per portare la spesa. Speriamo che almeno sia arrivato a scuola in tempo.

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