Quattro chiacchiere con Radio Onde Furlane.

Intervista con Radio Onde Furlane

Viaggiare su due ruote. Andare piano. Ubriacarsi di odori. Fermarsi. E poi ripartire per un altro sentiero.
Una volta saliti sulla Vespa non si vuole più scendere. Nello sfilare centri cittadini accompagnati dal simpatico ronzio del motore, incrociando sguardi sorridenti di vecchietti che ricordano, sta la bellezza del suo rituale.
La prima volta avevo 10 anni. Mio fratello ne aveva 19.
“Andiamo a Sistiana, ti porto a camminare sul sentiero Rilke”
“E come andiamo?”risposi annoiato, pensando già alla coda di automobili per raggiungere la destinazione.
“In vespa, cretino, ne ho appena comprata una!!”
Ingranò la prima e partimmo.
Quel giorno la spensieratezza e l’aria che sfiorava il viso, insinuadosi dentro le fessure del casco, siglarono con me un patto di sangue.
Ero ancora allo scuro di quello che sarebbe successo dopo. Una volta dentro, il gene della Vespa lavora piano e si riproduce. Cresce fino a diventare parte della tua identità e non ne puoi più fare a meno. Fino a quando brami di sentire le manopole strette ai tuoi pugni e di goderti con sacrosanta cupidigia la libertà.

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