Paolo, il funambolo che cavalca le Onde Furlane.

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Paolo….Chi sei???

Alore…Cui soio?!

The Public Image: sono presidente di una Cooperativa, Informazione Friulana. E’ la cooperativa che gestisce Radio Onde Furlane. Da qualche anno tocca a me questa impegnativa responsabilità, forse per l’anzianità di servizio. Infatti, lavoro a ROF da più di 20 anni, dove sono arrivato poiché mi piaceva la musica. Mi piace ancora, come tutte le arti, ma la musica mi emoziona di più. Da ragazzo ascoltavo la radio e fantasticavo di poter essere io, un giorno, a raccontare le sensazioni e lo sprofondamento psichico che la musica mi provocava. Così nei primi anni ’90 sono arrivato qua, a ROF, la radio libare dai furlans, che conoscevo già per il suo carattere militante, a difesa della lingua e della cultura friulana, del paesaggio e dell’ambiente, della dignità del lavoro e contro le allora devastanti servitù militari (e culturali) del Friuli.
A ROF ho imparato a fare un sacco di cose: il DJ, il giornalista, il regista, il direttore del palinsesto, l’editor di libri, fumetti, dvd e cd, l’organizzazione di eventi e del concorso Premi Friûl, fino alla attuale carica di presidente della cooperativa. Tutta la trafila direi.

Ma sono stato altre cose: negli anni ’80, come artista visivo, ho fatto diverse mostre ed installazioni, soprattutto videoinstallazioni dove le scenografie erano costituite da attrezzi (imprescj) contadini, come vuarzinis, falçuts, forcjis, ma anche grandi pneumatici utilizzati sui mezzi agricoli, tubi arrugginiti o elementi organici come blave , forment, farine, pomis etc… Negli stessi anni ho fatto attività politica, prima nella Bassa friulana, nel collettivo ecologista anarchico di San Giorgio di Nogaro, un posto fondamentale per la mia formazione, poi anche a Udine con il movimento punk e l’occupazione del CSA di Via Volturno alla fine degli anni ’80. Direi che i primi anni di autogestione al CSA, con concerti, performance, mostre, dibattiti sono stati una esperienza straordinaria per me e per moltissime persone. Dentro quella storia nasce Usmis, riviste par une gnove culture furlane e planetarie e movimento eterogeneo che fra il ‘90 e il ‘95, segna un solco profondo nel dibattito in Friuli sull’essere, e sul divenire, minoritario. 
Bene, penso di aver fornito indizi sufficienti, però alla fine potrei anche essere etichettato come un’altro di quelli a cui il rock ha salvato la vita…

Il tuo scattoinvespa ci ha portato a Santa Marizza, passando da ORGNANO, FLAMBRO, FLAMBRUZZO, ARIIS, RIVIGNANO, VARMO, BELGRADO. Cosa ti lega a questa parte del Friuli?

Non è proprio la mia Bassa friulana. Però mi sa che a molti friulani, me compreso, il Tagliamento dia una sensazione di confine, ed una conseguente voglia di arrivare proprio fino lì, fino sul limite. Questi paesi sembrano villaggi del Far West, gli ultimi del mondo conosciuto, anche se puoi avere la stessa sensazione affacciandoti sul Tagliamento dall’altra sponda, da San Pauli per esempio, che per me è il più bel paese in riva al grande fiume. Mi piace la vegetazione in grava, qui il Tagliamento è largo chilometri: grave, corridoi d’acqua, pozze, tronchi portati giù dalle montagna, grandi alberi sulle sponde e le isole mutevoli che si formano e si trasformano. Alberi con le radici piantate nell’acqua e nei sassi. In questi paesi mi piace guardare dentro certi cortili contadini, pieni di attrezzi arrugginiti, di carri, trattori, aratri, imballatrici. Mi ricordano la mia casa da bambino, con le mucche e i vitelli nella stalla e un grande cortile pieno di galline, anatre, oche, conigli, tacchini, maiali. Sono cresciuto in mezzo alle bestie e agli attrezzi agricoli, forse è per quello che ti ho portato li.

Santa Mariza.

Oggi mi hai portato a conoscere Bepi Della Mora, artista e contadino in pensione di Santa Marizza. Ascoltando il tuo passato mi sembra di cogliere un’affinità tra voi. A livello artistico parlate la stessa lingua.

Sì è vero… trasformiamo quello che resta di un mondo in qualcosa che possa avere una funzione diversa, artistica o meno, in un altro mondo. Bepi è un inventore di mondi, che proliferano nella sua fervida immaginazione e nella sua straordinaria conoscenza pratica. Io con gli stessi elementi cercavo, anche concettualmente, le atmosfere, le scenografie di altri mondi sensibili. Entrambi alle prese con quello che resta di una civiltà che non c’è più per cercare nuovo senso al presente ed anche al passato.

Paolo, da anni la tua voce ha accompagnato ed accompagna i pensieri dei friulani. Ci definisci ROF? Che relazione ha con le altre radio friulane?

Direi nessuna, perché Radio Onde Furlane è nata diversa dalle altre, e continua ad essere diversa, sia per la lingua che per la musica che trasmette nell’etere. Un nostro slogan, a mio parere molto bello, dice: “Radio Onde Furlane: dute une altre lenge, dute un altre musiche”La musica di qualità, che da sempre ha caratterizzato la radio, ci ha avvicinato a molti musicisti ed operatori della scena musicale friulana che hanno realizzato, e lo fanno tuttora, trasmissioni davvero belle e qualificate. Alcune perfino oggetto culto da parte dei nostri ascoltatori.E l’autonomia che diamo, nelle scelte artistiche, è una formula che funziona benissimo. Nessuna censura preventiva, come nelle prime radio libere negli anni ‘70. Poi c’è la lingua. Parlare una lingua vuol dire trasmettere un immaginario, legato a quei termini, a quelle precise parole, diverse da quelle della comunicazione ufficiale. Noi non parliamo l’italiano di Mediaset, che è quello di Milano, e neppure l’italiano della Rai, che è quello di Roma. Noi parliamo una lingua altra che comunica una cosa altra. Per qualcuno è una battaglia di retroguardia, per noi invece è d’avanguardia. La nostra lingua mixata ai suoni e alle musiche del mondo, per raccontare del Friuli e anche del mondo. Una modalità che ci ha sempre dato una riconoscibilità immediata. Nell’informazione i temi in evidenza sono certo quelli legati alla cultura e alla lingua di questa terra, ma in continuo dialogo con quelli relativi all’ambiente, al lavoro, all’economia, a questo mondo globale e alla sua trasformazione, che abbiamo cercato di raccontare nella nostra lingua, nel suono primario di questa parte di mondo.

Abbiamo intervistato Bepi nel suo laboratorio, seduti su un paio sedie arrangiate. Intervistando persone ormai anziane e che non si sono quasi mai mosse o allontanate dal Friuli, come percepisci il loro isolamento nei confronti del mondo?

Bepi non si è mai mosso da Santa Marizza ma in realtà è un viaggiatore cosmico. Il suo laboratorio è l’astronave dei suoi viaggi. Ha una immaginazione fervida, si sveglia perfino durante la notte per scrivere appunti e disegnare schizzi sul suo inseparabile blocchetto. La miniera dalla quale poi estrae i suoi progetti e invenzioni. Spesso su Radio Onde Furlane si ascoltano le voci di personaggi come lui, davvero peculiari nella nostra società. Sono figure che esistono dappertutto, non solo in Friuli, ma a seconda del luogo assumono caratteristiche definite. Ci interessa indagare su quelle di questo territorio. In certi casi, come in quello di Bepi, queste persone non sono mai andate lontano dal loro paese, ma il loro viaggio è di natura mentale, psichica e creativa. Bepi nel suo loculo spaziale viaggia a suo modo, trasformando per esempio un scus di blave in un disco volante.

Durante il nostro viaggio spesso hai accennato e ricordato l’atmosfera che si percepiva a ROF negli anni 80, che cosa ti manca di quell’epoca?

Eh… degli anni Ottanta… erano gli anni in cui avevo vent’anni. Mi manca tutto! Mi manca il punk, la cultura ribelle che gli stava attorno. Ora è un genere musicale, come tanti, ma in quel periodo era uno stile di vita, una maniera di essere e di stare al mondo. Onde Furlane era già un riferimento. Potevi ascoltare un esperto di tradizioni locali e subito dopo Punkrazio, che qui potremo definire il primo punk furlan. Era già un esempio di come mettere in relazione il luogo dove vivi con il mondo. Una caratteristica entrata poi a far parte del DNA di Radio Onde Furlane: “Nô o sin blancs, a je la nestre lenghe (e la nestre musiche) che a je nere”Del resto, negli anni ‘80 a Udine c’era il vuoto, lasciato dalla generazione precedente. Per fortuna che la porta della radio, in quegli anni e tuttora, è rimasta aperta sempre per tutti quelli che hanno raccontato il Friuli e il mondo dai nostri microfoni, e sono centinaia…

Sei nato a Castions e il tuo legame con “la Bassa” è molto forte. Cosi ti lega al Tagliamento ed al suo continuo mutare, cambiare forma e forza?

Il Tagliamento è un posto unico. Starci dentro, in grava, mi da una sensazione ideale, vissuta in svariate maniere: i tuffi e i bagni estivi, gli accampamenti trastolons, le peregrinazioni per grave e boschetti, l’osservazione della natura, in alcune notti di mezza estate si anima di feste notturne, di bongari attorno a fuochi e di rave contadini. I paesi non sono distanti ma quando sei in grava, al tramonto o di notte, sei “Into the wild”. E’ un posto dove mi sento meglio.

Grava, il Tagliamento si prepara alla pioggia.

Grava, il Tagliamento si prepara alla pioggia.

Quanto ha da raccontare la musica insieme alla radio nel 2013? Come si pone questa forma di comunicazione nell’era dei social network e video gratuiti?

Mi sembra che la radio, ad oggi, continui ad avere una funzione. Per esempio continua ad essere molto ascoltata sui mezzi di trasporto, pubblici e privati, ed anche in rete. Curioso perché, con l’avvento della televisione, la radio sembrava destinata a sparire. Invece mi sa che sparirà proprio la televisione, almeno così come l’abbiamo sorbita finora, e la radio continuerà ad esserci. D’altronde anche i dischi dovevano sparire con la comparsa dei cd, invece ora sono proprio i cd ad andarsene mentre il caro vecchio vinile è ancora con noi.Però è anche vero che l’evoluzione digitale e il web hanno trasformato profondamente la radio. Secondo me il fascino affabulatorio di questo mezzo resta intatto, anche se sono cambiati i formati, le produzioni, le programmazioni, il lavoro giornalistico. L’avvento del web sta portando necessariamente la radio sulla rete, non solo con lo streaming ma con specifici formati audio, video, testi, musiche. Se, per esempio, Radio Onde Furlane fosse più ricca sicuramente punterebbe di più sui contenuti del suo sito. Non solo per ascoltare la diretta in streaming ma anche per fornire contenuti nuovi. Per esempio potremo sguinzagliare dei giovani senza macchia e senza paura che vadano in giro per il Friuli per denunciare soprusi grandi e piccoli, a caccia di notizie e di storie da condividere in rete attraverso audio, video, testi scritti, fotografie etc… E’ un po’ quello che abbiamo fatto io e te con lo scatto in vespa. Uscire dalla radio, andare a cercare le situazioni, i personaggi, a registrare volti e voci per produrre una documentazione a più livelli.Penso, ad esempio, che in Friuli sarebbe interessante registrare quello che si dice in certe osterie. Discorsi reali, diretti, duri, tagliati con il massanc, senza mediazioni, che però su carta stampata perdono la forza della lingua parlata. Ascoltati alla radio invece manterrebbero tutta la loro forza ed intensità.

Trovi che le nuove generazioni siano coscienti della funzione ed importanza che ROF ha nei loro stessi confronti, promuovendo una specifica identità territoriale?

Non lo so… bisogna comunque tener presente che ROF è ascoltata da una nicchia di persone. I contatti e gli ascolti che abbiamo indicano un allargamento ed un abbassamento dell’età media dei nostri ascoltatori e questo è di certo un segnale positivo. Essendo sempre più giovani i nostri collaboratori lo sono, quasi di conseguenza, anche i loro ascoltatori.Anni fa c’era un pregiudizio diffuso secondo il quale a Radio Onde Furlane, forse per l’uso della lingua locale, si trasmettesse solo musica tradizionale. Invece sarebbe bastato sintonizzarsi per essere travolti da una bordata di musica d’assalto. Evidentemente molti ci hanno provato ed ora quasi tutti sanno che ROF è sinonimo di buona musica e di un taglio informativo particolare. Comunque è difficile esprimere un giudizio su più di 30 anni di storia di ROF. Una cosa sicuramente interessante è che la radio si è trasformata in continuazione, seguendo l’evoluzione della società friulana, riuscendo a parlarne sempre con cognizione, approfondendo ed indagandone le motivazioni. Ed è riuscita a farlo trasformando anche il suo linguaggio. In definitiva direi che ROF è stata, ed è tuttora, uno specchio del Friuli. In questo senso mi è difficile immaginare un Friuli senza la voce di ROF. Una voce in friulano che ci diversifica immediatamente, andando contro la generale omologazione dell’informazione, e anche nella musica e nelle arti creative in generale può dare una possibilità creativa in più piuttosto che una in meno.

Penso che sia questo il senso più profondo del messaggio che abbiamo sempre trasmesso.

 

Santa Marizza, cortile di Bepi della Mora: Paolo "Paoli" Cantarutti, Bepi Della Mora, Cesare Tonizzo.

Santa Marizza, cortile di Bepi della Mora:
Paolo “Paoli” Cantarutti, Bepi Della Mora, Cesare Tonizzo.

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