Marco, il bibliotecario che adotta le galline.

La Pedemontana, un’incantevole scorciatoia dal destino travagliato.

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Marco, chi sei?

Marco, il bibliotecario.

Marco, il bibliotecario.

Sono un simpatico uomo di 39 anni, di professione bibliotecario (per caso), a cui viene spontaneo impegnarsi con entusiasmo nei problemi della comunità umana, sono un sognatore con i piedi per terra, un amante dei viaggi, instancabile curioso della vita.

Il percorso che hai scelto ci ha impegnati per 2 giorni, coprendo quasi 150 km. Cosa ti lega ad esso?

La linea Gemona Sacile rappresenta una tratta ferroviaria considerata “perdente”, un ramo secco dal management di RFI. Se RFI fosse un essere vivente, possiamo immaginarlo con tremende amputazioni, ogni cosa che ritiene non funzionare, se la taglia, non cerca soluzioni di altro genere, non “le compete”…
E’ una tratta ferroviaria perdente perché è legata a dei luoghi poveri del nostro territorio, una terra di emigranti, che salutavano i propri paesi per andare a lavorare all’estero, col treno. E’ una ferrovia dimenticata, perché in questa regione non esiste una cultura della ferrovia, non la si percepisce come una ricchezza.
Lo svio del “Minuetto” lo scorso luglio 2012 mi diede l’occasione di occuparmene da più vicino, di comprendere le ragioni della sua chiusura e di iniziare una battaglia di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica per stimolare una riflessione su un suo possibile utilizzo su basi completamente diverse.

Come ha affermato l’avvocato Puhali, stimato conoscitore del mondo ferroviario, chiudere la Gemona Sacile significa chiudere circa il 10% delle ferrovie regionali, senza neanche aver tentato un progetto di rilancio di medio lungo periodo; gettare alle ortiche milioni di euro d’infrastruttura e tecnologie…
Per tutte queste ragioni sono legato alla Gemona Sacile: una linea minore, certo, quindi meritevole di più attenzioni e amore, una linea di emigranti, come la vita di mio padre, una linea in buona parte in mezzo alla natura, che amo e cerco nel mio tempo libero.

Mi sembra di capire che il tuo legame con le ferrovie vada al di là del tuo impegno come pendolare. Quando è iniziata la tua passione ferroviaria? Hai un ricordo particolare ?

Già, parte da lontano, ben prima che, come ricordi, iniziassi la mia carriera di pendolare ferroviario nel 1998 sulla Udine Manzano e poi, dal 2001 sulla ben più impegnativa Udine Trieste…
La mia non è una passione tecnica, ma emotiva, irrazionale. La ferrovia rappresenta per me la mia famiglia, in particolare mio padre, che a metà degli anni Sessanta intraprese la carriera di cantoniere a Pontebba e successivamente di conduttore presso il compartimento di Udine.
La ferrovia è dentro di me, sin da quando, bambino, partivo per la Germania, la terra che ospitò mio padre, diciottenne, minatore a Gelsenkirchen nella Nord-Rhein Westfalen. Assieme alla mia famiglia si partiva per viaggi da 20 ore, allora c’erano i controlli di confine ed io avevo il costante terrore che i finanzieri sospettassero che Albertino, il mio orsacchiotto, classe 1975 (io ’74) venisse requisito e lacerato per sospetto traffico di droga… Lo tenevo stretto stretto e fissavo quegli uomini spaurito.


Viaggi lunghi, eterni per un bambino, ma conservo solo ricordi piacevoli: il saluto dei colleghi di mio padre a bordo, le nuove conoscenze che si faceva con gli altri viaggiatori negli scompartimenti da sei posti, l’organizzazione logistica per dormire senza disturbare nessuno, le passeggiate assieme a mia sorella lungo tutto il treno, a curiosare negli altri scompartimenti o a guardare il paesaggio che veloce scompariva dietro di noi. Le paure di mia madre, che non essendo del mestiere, guardava ansiosa mio padre giù dal treno, durante le pause nelle stazioni a sgranchirsi le gambe o a comprarsi una birra… Indimenticabili momenti.
Ma c’è di più, devo dirtelo, non posso non farmi capire dai tuoi lettori, c’è il ricordo canonico delle ruote che passano le giunture dei binari, tutun, tutuntutun, che ti rimaneva in testa ore dopo essere sceso, l’odore acido del ferro che pervadeva i vestiti e la pelle, la divisa di mio padre, il suo cappello, la sua obliteratrice, la lampada bicolore per il “via” notturno, le nostre gite, quando era in servizio, a Tarvisio, d’inverno. Infine ricordo la storia che adoravo e adoro di Marcellino, un bambino che è tanto magro (mangiavo poco da piccolo) con un unico pallino in testa: guidare il treno.. Ma, raccontava mio padre, il papà di Marcellino insisteva: “Se vuoi fare quel mestiere, dovrai mangiare tanta carne, altrimenti non ce la farai a guidare il treno!” Allora, per amore del suo sogno, Marcellino, piano piano accresce le sue forze e, divenuto grande realizzerà il suo sogno. Che bella storia, semplice, lineare, familiare.
Cos’è la ferrovia per me? Per me il mondo della ferrovia è un non luogo, chi viaggia in treno assume una veste, quella del viaggiatore che lo accomuna a tutti gli altri: puoi essere ricco, povero, viaggiare in prima, seconda, terza classe, ma quando sei sul treno e viaggi, tutti sono viaggiatori. Il treno è il non luogo ove il movimento stesso ti permette di fissare per minuti lo scorrere veloce degli alberi, delle case, delle auto, è un attimo, ma tu, viaggiatore, puoi librarti nel mondo dei pensieri, accarezzare sogni, organizzare il quotidiano, dormire e dimenticare, per un po’, che appena sceso il mondo ti aspetta, nel bene e nel male. Forse il treno, lo stare dentro il suo guscio, mi ricorda quell’atmosfera familiare dell’infanzia, ove fortunato e sereno, trascorrevo le mie giornate senza preoccupazioni, tra i miei pensieri e giochi.

Quanto la tua attività di bibliotecario aiuta la tua passione ferroviaria?

Lavorando per una biblioteca universitaria in ambito tecnico scientifico, posso naufragare nel mondo dei periodici tecnici, curiosare sugli articoli di inizi ‘900, oppure osservare le ultime novità sui fascicoli più recenti. La biblioteca è un mondo silenzioso, rispetta la tua ignoranza e sa aspettare il momento per aprirsi a te: in questo senso intendo il mio avvicinarmi a questa professione e luogo, nel tempo ti conquista con i suoi tesori inestimabili e capisci che non puoi farne a meno.

Preferisci la bicicletta o il treno? E tra la gallina e l’uovo?

Preferisco il treno, la bicicletta, perdona, schiaccia le palle. Amo utilizzare questi mezzi di trasporto in combinata, quando ho le palle schiacciate, uso il treno.
Tra la gallina e l’uovo… Lina è la mia gallina adottata, abita a Variano di Basiliano e fa una vita da vera gallina: mi regala le uova, grazie alle cure di Nadia, la mia cara amica e collega. Non farei mai del male a Lina e forse varrebbe la pena di riflettere sulle condizioni di vita delle galline negli allevamenti intensivi sia in gabbia che a terra…
Non fare del male a Lina significa anche rispettare la sua vita.

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Quindi sei vegetariano per scelta? Cosa ti ha “cambiato”?

Sono vegetariano dal 2008, dapprima mi sono rifiutato di nutrirmi con prodotti altamente industriali (antibiotici, condizioni di vita animali, ormoni, mangimi dubbi), poi, con l’arrivo delle mie (e di mia moglie) gattine, ho compreso, nel tempo, il significato di conoscere un animale da vicino, di comprenderlo e di saperne apprezzare le qualità. Non riesco più a guardare una bistecca senza pensare a cosa ha dovuto passare quell’animale. Mi fermo qui, però, perché è un discorso molto complesso.

Come ti sei trovato con la lentezza della Vespa?
La Vespa è stata una sorpresa: è la prima volta che compio un viaggio con questo mezzo e essenzialmente mi hanno colpito tre fattori:
– La duttilità del mezzo
– La possibilità di “sentire” il paesaggio in maniera più diretta rispetto all’auto, al treno: il tuo volto è esposto all’aria, percepisci la temperatura, gli odori.


– Nello specifico, il viaggiare ad una andatura lenta, sui 50 km/h, ti consente, oltre a sentire il paesaggio, di vederlo, più nel dettaglio e, grazie alla duttilità del mezzo, puoi fermarti facilmente, osservare dei particolari, cambiare itinerario..

Il quarto fattore che mi ha colpito fisicamente è il mal di chiappe, ma pazienza, è stata una bellissima esperienza e ti ringrazio per avermi guidato in questo viaggio.

Per chi vuole saperne di più sulla Gemona Sacile la sua storia e molto altro consiglio vivamente questa risorsa:
http://comitatospontaneopendolarifvg.wordpress.com/

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