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Simone, chi sei?

Devo considerarmi dal punto di vista anagrafico perchè sul piano esistenziale farei fatica a rispondere così, ‘a freddo’. Mi chiamo Simone Ciprian e sono nato 39 anni fa. Sono cresciuto a Muzzana del Turgnano dove per una trentina di anni circa ho tentato di coniugare il godimento del lavoro manuale con il piacere dell’interesse culturale. Ora questo pendolarismo viscerale continua a caratterizzare la mia esistenza anche se nel frattempo mi sono trasferito in una vecchia casa a Basiliano assieme a mia moglie Paola e alla nostra bimba Agata, nata nel 2013.

Qual è il legame tra il tuo “moderno io” e la città di Muzzana?

Il mio legame con Muzzana credo sia sottocutaneo, viscerale. Ogni volta che ci torno il tempo di riconoscimento di luoghi, persone, abitudini è immediato. Significa riaprire quei cassettoni di legno che l’umidità ha inevitabilmente modificato nel loro assetto per cui non si chiudono più. Ecco: con Muzzana non ho mai chiuso e credo che non chiuderò mai definitivamente. Al paese sono legate tutte le esperienze fatte da bambino e da adolescente, esperienze che considero alla stregua di un marchio di fabbrica. Inoltre ci sono tutti gli affetti famigliari racchiusi in una casa, anzi più d’una visto che negli anni abbiamo cambiato residenza più volte.

Esplorando i dintorni mi hai portato a camminare dentro il bosco antico planiziale di Muzzana. Mi incuriosisce questa spiccata differenza tra la sua parte destra e la sinistra.

La differenza cui fai riferimento rappresenta, nel concreto, un diverso modo di gestire il bosco ma metaforicamente si potrebbe tradurre in due visioni politiche antitetiche. Quanto la parte destra del bosco, chiamato Baredi, viene gestita dal Comune attraverso un taglio e una pulizia annuale, tanto la parte sinistra, chiamata Coda, non viene sfiorata da interventi umani. Nella parte destra puoi camminare agevolmente, in piena luce, tra le cataste di legno tagliato. Nella parte sinistra devi farti strada tra i rovi e gli alberi caduti per inseguire i segreti celati tra i chiaroscuri delle fronde. Spingendo ancora più in là la metafora, direi che in pochi metri si scontrano ordine e anarchia, uomo e natura. Credo che le due anime possano tranquillamente convivere.

Che cosa ha significato per te crescere in quella che tu chiami ” famiglia di amici” ? E’ ancora così, a tuo parere, per la generazione del web 2.0 di Muzzana?

Quello che posso dire è di essere stato molto fortunato. La mia ‘famiglia di amici’ rappresenta ancora un organismo vitale e dinamico, accogliente e spietato allo stesso tempo. Mi ha permesso di crescere e di fare esperienze ‘sotto scorta’. Il che non significa scansare completamente i guai ma viverli fino ad un limite di sicurezza, inconsciamente consapevoli che qualcuno di noi avrebbe decretato, ad un certo punto, la fine del gioco che si stava giocando. E che quel qualcuno ti avrebbe riportato a casa, in ogni caso. Ancora oggi continuano i ritrovi della nostra ‘compagnia’, che negli anni hanno visto ridefinire modalità e obiettivi. Ogni occasione è la continuazione della precedente anche se nel frattempo sono trascorsi mesi. E, a questo proposito devo dire che il più latitante sono proprio io…ma sono anche il più incasinato, quello che deve consultare l’agendina prima di dire “sì, ci sono”. Gli amici comprendono, quasi sempre! Le generazioni attuali credo facciano fatica a ritrovarsi nella dimensione del gruppo per così come l’ho vissuta io, dove devi perdere inevitabilmente qualcosa di te per dare energia all’insieme.

Ti senti più un musicologo, un tecnico del suono, un batterista o vai a giornate?

Questa tua domanda tocca un punto fondamentale della mia esistenza, ovvero il mio continuo oscillare tra l’operaio e l’intellettuale, tra la pienezza della stanchezza fisica e la goduria dello stare sui libri. Tra le mani sporche e la testa piena. Non credo che uscirò indenne da questa alternanza schizofrenica, forse non lo voglio neppure. Forse la mia curiosità non mi permette di lasciare da parte nulla e così tento di tenere tutto in piedi, in una sorta di stand by che all’occasione riprende vita.

Il tuo percorso formativo ti ha condotto verso un approfondito studio del cantautorato italiano, chi promuovi nel panorama friulano attuale?

Premetto che non conosco in maniera approfondita i cantautori friulani. Chiamando fuori dai giochi Renzo Stefanutti e Lino Straulino, cui sono legato da sincero affetto, l’alchimia di musica e parole di Loris Vescovo è riuscita a coinvolgermi come poche altre.
Simone, vino di lei, vino di scoltà chel cal lei o vino di bevi un taj intant che si lei?
Per la regola del tenere tutto di cui sopra, se riusciamo a bere un bicchiere mentre leggiamo è nettamente meglio!

Una serie di barche, parcheggiate come biciclette, ondeggiano al ritmo della laguna, chissà quali storie potrebbero raccontare…

Storie di quando ero ragazzo e le domeniche si passavano ‘La di Sot’, tra i casoni costruiti in riva al Cormor. Tante persone, canti sguaiati e risate, profumi intensi di carni alla griglia, grida di ragazzetti che facevano un sacco di giochi pericolosi. E poi la barca che papà mi faceva guidare. Le mie piccole mani che stringevano il timone di un 6 cavalli scoppiettante. Con il cuore in gola dall’emozione.

Se una notte d’inverno un viaggiatore…Arrivasse nella Bassa Friulana e bussasse alla tua casa in cerca di una guida, con quale ricordo lo faresti ripartire?

Con il ricordo della pioggia nel bosco, l’umidità che ti entra dentro le narici e un fortissimo odore di muschio.

La diatriba tra i pescatori di Muzzana e quelli di Marano è storia o leggenda?

E’ storia vera. Vinta dai muzzanesi ai quali è stato riconosciuto il diritto di pescare il pesce non pescato dai maranesi. L’amico Lorenzo Casadio, presidente del Circolo Culturale Artetica di Muzzana, ha di recente ripercorso le tappe di quella disputa in un libro molto bello intitolato ‘Furlans di marine’.

So che in famiglia è in arrivo una Vespa, dopo questa esperienza ti senti pronto per ubriacarti di lentezza?

La vespa non è ancora arrivata, forse non arriverà mai, ma se un domani vorrai perderti nuovamente nella bassa friulana ti farò compagnia. Senza fretta.

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