L’archeologa che fotografa le statue

Itinerario percorso

Itinerario percorso

Chiara, chi sei?

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Sono un’archeologa preistorica che seguendo un fantasioso corso del destino sono arrivata a occuparmi di divulgazione culturale sui mezzi di comunicazione più innovativi del momento .Scrivo guide turistiche e  testi di divulgazione scientifica dedicati ad applicazioni per telefoni di ultima generazione o siti internet (Clicca qui per maggiori informazioni). Nel fare questo mi trovo spesso a collaborare con molte persone,  curatori di musei e centri visiti della zona, appassionati e conoscitori della zona carsica e di Trieste. Questo scambio continuo è uno degli aspetti che più mi piacciono del mio lavoro. Mi offre una continua possibilità di scoprire cose nuove e luoghi del nostro territorio dal fascino inaspettato.

Perché hai scelto questi luoghi e qual è la tua relazione con essi.

Il giro sul Carso goriziano che abbiamo fatto rappresenta per me una scelta tra alcuni dei luoghi che amo profondamente. Oggi sono luoghi di grande bellezza frequentati da escursionisti e camminatori, ma hanno un passato ricco di storia e storie. La prima tappa la possiamo considerare panoramica: il parco Ungaretti a Castelvecchio, in comune di Sagrado. Da qui possiamo guardare lontano nella piana dell’Isonzo e sulle curve dell’altipiano carsico. Allo stesso tempo abbiamo un primo assaggio di uno stravolgimento che tanto ha segnato il territorio: la I guerra mondiale. I versi di Giuseppe Ungaretti ci restituiscono l’idea di come fosse ardua la vita in questi luoghi.

La seconda tappa è stata il Castellazzo a Doberdò del Lago. Per arrivarci abbiamo lasciato la Vespa presso Gradina, il centro visite, e attraversato a piedi il versante roccioso dal quale si vede la piana del lago, amata dagli animali selvatici, sia nelle sue parti acquatiche che in quelle paludose, specialmente all’alba e all’imbrunire quando più si sentono sicuri. Vedere mangiare un gruppo di caprioli non è cosa rara.Da Casa Cadorna siamo saliti tra le case matte, le costruzioni della I guerra guerra, fino all’area del castelliere protostorico. Si tratta di un insediamento difensivo costruito dagli uomini vissuti circa 3500 anni fa.  Per vivere al sicuro avevano eretto un muraglione che cingeva tutta la sommità dell’altura.

La posizione è strategicamente interessantissima: nei giorni in cui la visibilità è buona lo sguardo arriva fino al mare, al castello di Duino, alla cima della alture circostanti italiane e della vicinissima Slovenia. Da qui si controlla inoltre una delle strade più antiche di questa terra, il vallone. Attraversato da pastori preistorici, truppe romane, genti medievali e dalle successive carrozze della posta nell’epoca in cui la persone nascevano sotto l’Impero austro-ungarico. Ad oggi è la strada più veloce che porta da Monfalcone a Gorizia. Castellazzo per queste sue caratteristiche è stato sfruttato come luogo di difesa e di avvistamento in epoca romana, medievale e successivamente durante le battaglie dell’Isonzo durante la I guerra mondiale. Una frequentazione perdurata nel tempo ha contraddistinto la nostra tappa successiva: il Brestovec, vicino a san Michele del Carso.

Castello Protozoico

Castelliere Protostorico

Ora la galleria per i cannoni scavata nel 1917 è divenuta, assieme  a tutte le trincee circostanti,  un interessantissimo percorso di visita. Fino a pochi anni fa era un luogo abbandonato tra la boscaglia dal fascino spettrale e misterioso. Sotto la volta di roccia si percepisce la presenza degli uomini che qui hanno aspettato di conoscere il loro destino, curvi nel buio, ma pronti a sfidare le leggi marziali per incidere sulla roccia il loro desiderio di pace, come dei moderni murales.

Per ridiscendere verso la pianura, prima di attraversare l’Isonzo, abbiamo passato San Martino, un borgo dai lunghi silenzi. Tutti i luoghi visitati hanno per me una grande importanza, mi affascinano profondamente. Leggendo i segni sul terreno, guardando i resti delle opere che gli uomini hanno lasciato  in ognuna delle varie epoche, possiamo ritrovare le chiavi per capire come siamo vissuti e le cose per loro importanti. Per quanto si seguano le possibilità di ogni momento storico, è per me fondamentale riscoprire di volta in volta, come i bisogni dell’uomo non cambino mai. Per queste ragioni questi luoghi silenziosi mi sembrano ancora capaci di raccontarci tanto.

 Fotografa di statue, perché?

Volti di carne, volti di marmo o di bronzo. Interessi diversi, fascino talvolta simile. Questo è il motivo che mi ha indotto a puntare spesso il mio obiettivo su statue. Alcune di esse pare possano ancora parlare, o che vogliano raccontarci la loro storia. Questa sensazione mi assale con certe  statue delle città, quelle che ci accompagnano all’ingresso dei palazzi storici, ma anche quelle al centro delle fontane, o quelle che movimentano i viali dei cimiteri.

Foto di Chiara Boscarol

 Nel tuo progetto fotografico di cui mi hai parlato, con quali criteri scegli il volto o la situazione da abbinare con la statua?

La scelta iniziale in genere si concentra su di un luogo, lo esploro con lentezza cercando di cogliere gli elementi che più mi paiono interessanti. Altre volte fisso l’attenzione su determinati elementi e vago alla ricerca di dettagli che attirano la mia attenzione. Il progetto di cui abbiamo parlato mi ha portato a scoprire i cimiteri delle molte confessioni di Trieste. Entrandovi mi è tornato alla mente Tommasi di Lampedusa, al racconto in cui parla di  statue con poteri inaspettati, che quasi prendono vita durante la notte,  nell’epoca  di passaggio tra mondo pagano e cristianità. Per i pagani le statue non erano solo blocchi di materia inanimata, ma erano personificazioni ancora capaci di parlare e comunicare con il mondo dei viventi. E in questo mi sento molto vicina alle nostre antiche origini pagane.

Foto di Chiara Boscarol

 Che tipo di viaggiatrice sei?

Insaziabile. Adoro viaggiare, la sento come una necessità periodica e ciclica. Negli anni ho sperimentato molti modi di viaggiare, da quelli rapidi a quelli con ritmi lenti via terra, o mare. Sono proprio questi ultimi i miei preferiti, sono convita ti diano molte più possibilità di scoprire le storie delle persone o le piccole realtà con le loro infinite sfaccettature. I prossimi viaggi che vorrei sperimentare sono interamente a piedi e in bicicletta. Il viaggio in Vespa mi è sembrato subito un’ottima idea,  molto vicino alle mie inclinazioni.  

 Come ti sei trovata in sella ad un veicolo lento?

Benissimo, e che veicolo! Fare il passeggero offre poi la grande possibilità di poter spalancare gli occhi su tutto, persone, paesaggio, alberi e atmosfere. È perfetto!

Cosa  ricordi di più dei viaggi passati?

I compagni di viaggio e i luoghi sono le prime risposte, ma accanto a queste ci sono una serie di situazioni inaspettate che mi hanno colpita. La gentilezza delle persone in luoghi sperduti, pronte ad aiutare degli stranieri senza un letto per la notte in un piccolo villaggio bosniaco, o la solidarietà inaspettata di un ristoratore andaluso verso due studenti squattrinati. Penso siano gli incontri con le persone e l’umanità che ne scaturisce che fa sì che un episodio si fissi nella memoria e nel cuore.

Potete contattare Chiara direttamente cliccando qui

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