La penna tra le righe, Sacile e la Pedemontana.

Martina, chi sei?
Se dovessi spiegartelo con una fotografia direi un cielo azzurro dove corrono veloci e mutevoli nuvole bianche, il mare che si infrange su una scogliera quando soffia il Maestrale, un tramonto nel deserto roccioso del Marocco. Più semplicemente sono una donna, una mamma, una giornalista, una persona innamorata delle persone e delle loro storie, attratta dagli abissi, piena di domande e alla continua ricerca di una sola risposta, sempre in viaggio dentro di sè.

Il Friuli Venezia Giulia è diviso da agli confini naturali come l’Isonzo e il Tagliamento che la segmentano in settori. La strada ci ha portato ad esplorare una delle zone di confine più esterne alla regione, anch’essa protetta da un guardiano d’acqua. Il Livenza. Mi parli della percezione che gli abitanti delle città che abbiamo sfiorato hanno nei confronti degli altri due confini? ( Friuli e Giulia )
Ho maturato la convinzione che, come il corso del Livenza (i sacilesi direbbero la livenza), in queste zone si guardi molto più facilmente a ovest che a est. Il Friuli la Giulia, sono luoghi con cui confrontarsi ma da una prospettiva di totale diversità. Mi piace pensare alla classica dinamica che c’è nella famiglie che hanno più figli: i genitori sono sempre gli stessi, ma i figli sono completamente diversi tra loro. Uniti da uno stile di famiglia più o meno percepibile, ma profondamente diversi.

Ho percepito in te una buona dose di “fuga da viaggio”, quella sensazione di lasciare tutto per esplorare luoghi di cui non si conosce l’anima. Si viaggia per fuggire o per tornare?
Partire contiene entrambe le spinte: la fuga e il ritorno e se ci pensi ogni qual volta parti ti allontani da te e dal tuo mondo e, se viaggi davvero non ti limiti a fare il turista, cambi. Perché quel viaggio ti cambia dentro, arricchisce le tue conoscenze, di mostra un punto di vista differente, cambia una prospettiva. E’ come quando leggi un libro, guardi un film, ascolti una canzone. La prospettiva è sempre quella dell’incontro: non sai chi hai davanti e comunque l’altro ti cambierà, in meglio o peggio non importa. Ti farà scappare e tornare, ancora diverso, che tu lo voglia o no.

Il Gorgazzo è confessione, il Livenza è ricordo. Qual è il filo di Arianna che ti lega a questi luoghi?
L’acqua?
Battuta facile. Direi che l’acqua è un elemento che fa parte di me e della mia vita perché – e qui la risposta – è segno della consapevolezza che non possiamo fermare nulla e nessuno, nemmeno noi stessi. Panta rei, tutto scorre ci ha insegnato Eraclito. Il punto è in che direzione scorre la nostra esistenza, quella di chi ci è vicino, del nostro mondo e di quello globale in cui viviamo anche grazie (o per colpa) delle tecnologie? Possiamo davvero scegliere e orientare quella direzione? L’acqua poi determina il paesaggio, lo modifica, lo caratterizza, così come il pensiero. Il mio alfabeto dei ricordi è sempre segnato dall’acqua.

Come ha modificato la tua percezione sul Friuli Venezia Giulia la tua professione di giornalista? Credi ci sia bisogno di proteggere ( leggi anche preservare )i luoghi del cuore?
La mia professione è il mestiere più bello del mondo perché, come mi piace dire, è una finestra magica che ti apre tantissimi mondi. Nello specifico mi ha fatto consocere questa terra nelle sue tantissime espressioni e ovviamente ha generato in me un forte senso di orgoglio. Credo che il Friuli Venezia Giulia sia uno scrigno pieno di tesori, di luoghi del cuore e credo che il primo modo per proteggerli sia riconoscerli. Fortunatamente la cultura del paesaggio, dell’integrazione tra l’ambito naturale e ambito urbanizzato, sta migliorando. La ricerca e la riscoperta dei borghi, se ci pensi, indica che abbiamo orientato il nostro sguardo sui particolari riuscendo a vedere la bellezza che c’è anche solo in uno scorcio, in un prato, in un albero. E se la bellezza la vedi, la chiami con il suo nome, poi ti viene normale cercare di preservarla.

I tuoi ricordi ci hanno accompagnato per qualche chilometro quando la Vespa sgusciava tra le vie di Polcenigo e mentre percorravamo la strada verso l’Humus Park. Descrivi quello che hai provato? I luoghi sono cambiati o la loro energia su di te è sempre la stessa?
Scendendo verso le sorgenti della Santissima il mi primo ricorso è sempre poco poetico, ma non riesco a non sorridere ogni volta: mi viene in mente quando mia zia, con un’incoscienza che solo le zie hanno, mi fece guidare la sua macchina in discesa, sul curvone – avevo solo il foglio rosa – e per un miracolo riuscii a non finire fuori strada. Al di là di questo piccolo ricordo, questa zona mi regala sempre una grande calma interiore e un senso di pace. Anche in momenti difficili, quando i pensieri si affastellano, qui trovo un po’ di tregua. Non vedo grandi cambiamenti nel tempo e forse è questa la ragione per cui questi posti mi fanno sentire a casa.

Cosa rispondi a Dalì che diceva “ La differenza tra i falsi ricordi e quelli veri è come per i gioielli: sono sempre quelli falsi che sembrano i più reali, i più brillanti”.
Che è il motivo per cui è più facile cullarsi nei propri ricordi e rifugiarsi nel passato piuttosto che cercare di vivere il presente. E’ quel fascino dell’antico che rende pittoresco e romantico tutto. Praticamente sono d’accordo con Dalì…surreale o surrealista? 🙂

Parlando di turismo. Spesso ho la percezione che la regione abbia la tendenza a chiudersi verso il nuovo, accettando ma diffidando l’esploratore straniero. E’ una forma di protezione? Se questa barriera fosse eliminata esiste il rischio che il turismo sbiadisca l’originalità del Friuli Venezia Giulia?
Come dicevo prima credo che la grandissima diversità che contiene il Friuli Venezia Giulia sia una ricchezza inestimabile, ma sono altrettanto convinta che questa “tipicità” non debba essere la scusa per arroccarsi e chiudersi. La cosa che mi fa sorridere è che il Fvg è una terra di emigranti per eccellenza, dovunque tu vada nel mondo rischi di imbatterti in un friulano. Eppure qui chi arriva viene visto con sospetto, diciamo che il vecchio slogan “ospiti di gente unica” dovrebbe essere meno sbilanciato sulla nostra unicità e un po’ più proiettato sugli ospiti. Sull’accoglienza dei turisti si può migliorare, senza paura di snaturarci.

Lascia un commento :o)

Commenti

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento