Il Vate delle campagne lucane, San Leonardo di Pisticci

Chi sei?
COGITO ERGO SUM come diceva il buon Cartesio

Durante uno dei miei viaggi la Basilicata mi ha disarmato con la sua bellezza, in quel periodo primaverile le colline mi abbracciavano nel loro verde ed è in quel momento che mi è ritornato in mente un passaggio del pensiero di Peppino Impastato sulla Bellezza:
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.
Cosa ne pensi?

Pensiero che condivido pienamente. Insegnare la bellezza sarebbe fondamentale per costruire un futuro, scommettendo su un futuro. Forse ci permetterebbe di assimilare meglio concetti come l’educazione, l’umiltà, la legalità e ci consentirebbe di distinguere in modo evidente il confine che separa la libertà dal libertinaggio.

Un viaggiatore del dopoguerra in esplorazione nel territorio lucano, lamentandosi della sporcizia e dell’analfabetismo trovato in quel periodo nella Basilicata, nonostante l’analisi molto schietta e severa ne distinse chiaramente delle caratteristiche di poesia e creatività. Ti ritrovi?
Sono nato nel periodo in cui era possibile venire al mondo nella propria abitazione con l’aiuto della mani esperte e delle conoscenze delle levatrici ma comunque in epoca lontano rispetto al dopoguerra. Quindi, le mie nozioni di quel periodo si basano sui racconti di gente vissuta e su pagine di libri. Pertanto potrei non essere molto attendibile sulle condizioni di vita dell’epoca. Sul fascino della mia regione potrei dirti molte cose ma cercherò di limitarmi all’essenziale. Boschi e foreste ricoprono le montagne, suggestivi borghi si trovano qua e là, fiumi, laghi, i due mari Jonio e Tirreno che la bagnano, sapori genuini si uniscono alle testimonianze storiche per soddisfare ogni desiderio di conoscenza. Qui si potrebbe anche giungere per caso ma si sceglie questa terra solo se si ha voglia di vivere un’esperienza diversa, immergendosi in luoghi dove silenzio, colori, profumi e sapori portano lontano dal frastuono e dalle anestesie della vita.

Più volte nel chiacchiericcio qualunquista di turisti e persino nelle maggiori guide turistiche si mescola la Puglia con la Basilicata in una affermazione sommessa di parità di culture, cibo e personalità. Cosa è successo ?
Penso sia una questione atavica forse dovuta ad uno “sconsolato complesso di inferiorità dei lucani” ben rappresentato da Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato a Eboli”. Come sosteneva infatti lo stesso autore:“ Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo”. Eppure ti posso assicurare che la Basilicata esiste e il lucano non è una specie in estinzione.

La rotta del tuo viaggio nei posti del cuore ha puntato la ruote della Vespa in direzione delle campagne appena fuori le mura di Pisticci, cosa c’è di così prezioso tra quegli ulivi e gli aculei di fichi d’India?
Io trovo il silenzio, la pace, il sapore del passato, il profumo della serenità, il paesaggio lunare dei calanchi fatto di aride dune bianche, pinnacoli naturali, enormi sculture di argilla impastate dal sole che crea un’atmosfera capace di appagare tutti i sensi.

La Vespa e il Dingo…
Due mezzi hanno sempre solleticato i miei pensieri: la FIAT 500 e la Vespa della Piaggio. Se la 500 ancora alberga nei miei sogni, la Vespa è stato un sogno realizzato. Ricordo il sentimento di eccitazione ma anche di paura che mi provocava l’idea del cambio al manubrio. Ad aiutarmi a vincere questo timore fu un amico che possedeva un “Dingo” con cambio a tre marce. Ricordo ancora, dopo un corso accelerato di teoria sull’uso dell’acceleratore e della frizione, il primo tentativo di guida culminò con una profonda delusione: ero riuscito sì a far partire la moto ma io non ero partito con lei. Infatti, dopo aver dolcemente rilasciato la frizione, io rimasi immobile e lui partì come cavalcato da un fantasma. Per fortuna, come per molte cose della vita, c’è sempre una seconda possibilità.

Camminando tra gli alberi accanto ai tuoi racconti passeggiavamo mano nella mano alla figura di un uomo che abita nei ricordi e nel cuore.
Chi erano i tuoi padri?

I padri miei erano educati e coerenti, saggi e pazienti, umili e accoglienti. Non conoscevano gli idoli che ci siamo costruiti noi – denaro, potere, consumo, spreco, tendenza a vivere al di sopra della nostre possibilità – ed avevano la forza necessaria per affrontare i sacrifici con un nuovo gusto per la vita. Erano in grado di dare a ogni cosa il giusto valore, guardavano con tenerezza al passato, vivevano con coraggio il presente e coltivavano speranze per il futuro. Stavano sempre con le braccia aperte pronti ad abbracciare il mondo e non avevano paura di amare.

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