Il coraggio delle piccole ruote – click –

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Se parcheggiassimo la Vespa su una lastra di vetro e guardassimo sotto, scopriemmo che l’attrito a terra è garantito da due fettine di gomma da quattro centimetri quadrati. Nel totale, meno un di un fazzoletto da naso aperto. Affrontare la neve con i pneumatici invernali, le pioggie con le gomme da bagnato e le piste con le mescole sportive non cambia la superficie che tocca il suolo. In ogni caso, meno di un fazzoletto da naso aperto. Con queste premesse mi rendo conto che il confine tra la luce e il buio è sicuro quanto un castello di sabbia. Un minuto prima ci sei, quello dopo finisci dentro un burrone con una gamba rotta. Cosa spinge ad andare avanti? Esplorare, scoprire i limiti del corpo e del mezzo? Nel mio caso la macchina fotografica, oggetto con una potenza paragonabile a una divinità pagana.
” Vai fino in cima, fammi vedere cosa si scorge da lassù!”
“Entra in quella casa!”
” Segui quell’uomo! Voglio scoprire chi è! ”
E una voce nascosta dietro la lente, infilata tra i cerchi del rullino alla quale io obbedisco. Tutte le volte.

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