Il bello, il brutto e l’equilibrio

“E’ meglio imparare equilibrio, quello è la chiave di tutto. Se equilibrio è buono allora Karatè buono e tutto va bene, se equilibrio è cattivo è meglio rinunciare e andare a casa”.

Le parole del maestro Kesuke Mihagi mi sono sempre rimaste impresse nella mente e risuonano nelle orecchie tutte le volte in cui la vita impone un crocevia.

Poco prima di fare questo scatto un vespista mi affiancò al semaforo e mi disse quanto per lui fosse brutta la “Negra” con il parabrezza e la copertina per le ginocchia. “Ma come fai ad andare in giro con tutto quell’armamentario ? Rovini la Vespa, stupri la sua bellezza naturale”. In effetti il suo mezzo era privo di alcuno “stupro” visivo, nessuna coperta, nessun parabrezza, nessun portapacchi. Persino il vestiario era in perfetta sintonia con i colori del suo due-ruote. Eppure, io, nascosto dietro il vetro di plastica avevo il viso rilassato e potevo vantare un sigaro perfettamente acceso. Il collega invece grondava dal naso condensa, stuprando forse, la decenza di quella che mio nonno chiamava “la presenza di un gentiluomo”. Bello, brutto, estetico, anti-estetico sottendono allo stesso principio.

Grazie anonimo vespista, continuerò a utilizzare il parabrezza violentando la linea del mezzo, sfoggiando però un compiaciuto sorriso.

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