Frane

Al paese fantasma si giunge dopo chilometri di deserto e terraglie. Il centro abitato non è altro che polvere, sassi e muri sbriciolati. In tempi passati avere la casa in quel luogo era motivo di scherno, “tu si nu cractan” dicevano a chi si isolava troppo e aveva le parvenze di un contadino. Per la legge del contrappasso adesso i turisti fanno la fila per potervi entrare, muniti di un caschetto giallo a persona, come fosse un cappello da asino fatto indossare dalla maestra per non aver fatto i compiti. La città fantasma li prende in giro, si vendica e mostra solo qualche scorcio di sè stessa. La sciagura del passato diventa attrazione del presente qui nella Penisola ed è così che paesi come “quello franato” destano interesse e pena. Sulle anime degli sfollati erge un parco giochi fotografico che ospita più di seimila persone all’anno. Voci di corridoio dicono che la frana è stata causa dell’uomo: negli anni del sacco di cemento furono costruite gallerie sotterranee per ospitare nuovi sistemi fognari; senza più terra sotto i piedi la città fantasma ha iniziato a scivolare facendo scappare tutti altrove. Poco più a valle, “Peschiera” costruita su modello americano tracciando delle linee ortogonali in pieno stile “Evenues” e “Streets” è il presente e il futuro che ospita i nuovi figli degli antichi “Cractan ”.

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