Elisa, la giornalista che dà voce alle acque.

Mappa indicativa del percorso.

Mappa indicativa del percorso.

Elisa, chi sei?

Posso dirti cosa faccio: cerco di trovare modi per raccontare quello che vedo e difendere ciò in cui credo. Scrivo dal 2006, mi occupo di ambiente e immigrazione, fotografo per passione e l’anno scorso ho tentato l’avventura dell’audiovisivo, realizzando un documentario.

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Il tuo viaggio ci ha portato ad esplorare alcuni passaggi dell’Arzino. Cosa ti lega ad esso?

Siamo stati anche sul Tagliamento, il “re dei fiumi alpini”, meraviglioso nel suo medio corso perché è naturale, non è stato incanalato, cementificato. L’Arzino è uno dei suoi affluenti, sfuggito all’artificializzazione: è l’unico corso d’acqua della nostra regione a non aver subito derivazioni e prelievi a fini idroelettrici. Questi posti, per me, sono semplicemente belli, preziosi. Sono luoghi d’evasione, dove è possibile sentirsi in contatto con la natura, ad ascoltare il rumore dell’acqua che scorre e scava la roccia.

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Parlando di acqua. Recentemente ti sei dedicata anche alla realizzazione di un film-documetario molto interessante, “La Piave”. L’ex Sindaco di Ponte nelle Alpi, Giovanni Bortot, afferma che togliendo acqua alle valli le stesse muoiono, portando con se molte attività economiche, culturali e ricreative. Qual è il tuo punto di vista in merito?

Sono in sintonia con le parole di Bortot: il messaggio che vuole lanciare è che la montagna, come tutti i territori periferici e marginali, spesso vengono sacrificati agli interessi del “progresso”. La testimonianza più evidente e dolorosa è la tragedia del Vajont, da cui l’Italia ha imparato (o vuole imparare) poco. Ho voluto realizzare il documentario “La Piave” per cercare di avvicinare le persone non solo al fiume “sacro alla Patria”, ma ai corsi d’acqua che ciascuno ha vicino casa. Penso sia l’unico modo per difenderli dallo sfruttamento indiscriminato a beneficio di pochi, per andare verso un utilizzo per tutti, dal punto di vista economico, culturale e ricreativo. Non è un caso che nei paesi dove c’è più sensibilità e rispetto per l’ambiente, come nel Nord Europa, la qualità della vita è più alta che da noi.

Di seguito il trailer del film-documentario “La Piave”.

E’ possibile richiedere il dvd contattando la casa di produzione: sunfilms (at) sunfilms.net

Ritieni che nel Friuli Venezia Giulia (drammatico esempio del Vajont escluso) ci sia stata una speculazione eccessiva in tal senso? 

Penso che non siamo migliori di altri. Solo per fare un esempio, quest’anno ho scritto per La Nuova Ecologia dello svuotamento del bacino idroelettrico di Sauris. Il fango ha invaso il torrente Lumiei e il Tagliamento fino a venti chilometri di distanza dalla diga del Lumiei, dove lo spessore del fango arrivava a 70 centimetri, una roba impressionante. Il motivo? Edipower Spa ha svolto l’operazione in un terzo del tempo previsto, con una devastazione dell’ecosistema fluviale che avrà conseguenze per anni.

Ritieni che la percezione di un bene vitale come l’acqua sia cambiata negli ultimi anni? 

La coscienza ambientale in generale è aumentata, forse perché è sempre più evidente l’attacco al territorio e alle sue risorse naturali. Il referendum sull’acqua ha contribuito a sensibilizzare le persone su questo tema. Anche i cambiamenti climatici, con l’alternanza di eventi estremi sempre più frequenti, come alluvioni e siccità, sono un campanello d’allarme che risveglia le coscienze. La risposta dei nostri amministratori e governanti, invece, è spesso inadeguata e di facciata.

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Le acque cristalline dell’Arzino e i suoi paesaggi caratteristici mi hanno fatto riflettere molto sull’ enorme potenzialità turistica che questi luoghi hanno. Pensi che ci sia sufficiente materiale turistico che riguarda le zone che abbiamo visitato in Vespa?

Sì, ma non può essere un turismo di massa, per quello abbiamo troppi concorrenti. Dovremmo puntare sulla specialità dei luoghi incontaminati, valorizzandoli in modo intelligente e sostenibile. Mi ha colpito e rattristato l’incontro con l’oste che sopravvive a stento e che al momento non riesce neanche a tenere aperta la cucina. E anche la stazione abbandonata di Pinzano. Sono convinta che in luoghi come la Val d’Arzino ci sarebbe spazio per piccoli esercizi come quello dell’oste che abbiamo conosciuto, che possono dare lavoro e opportunità di rimanere in valle, evitando lo spopolamento. E una linea ferroviaria potrebbe portare contribuire ad ampliare l’offerta turistica. Non tutti cercano l’alta velocità, anzi.

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Viaggiare in Vespa è senz’altro un tipo di approccio “lento” alla strada, godersi ciò che ci circonda fermandosi per assorbirne l’essenza. Una parte del tuo documentario racconta anche di com’è esplorare il fiume attraverso l’uso di un altro mezzo lento, la canoa. Ci racconti la tua esperienza?

Cambiare punto di vista permette di fare scoperte, scorgere dettagli e particolari in luoghi anche molto conosciuti. Questo mi è piaciuto delle esplorazioni in canoa e la cosa più sorprendente è stata navigare sul Sile, a pochi chilometri dall’aeroporto di Treviso, uno dei luoghi più densamente costruiti del Nordest. Sembrava di essere in una giungla e solo gli aerei sulle nostre teste mi riportavano alla realtà.

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La tua esperienza di giornalista si è anche concretizzata con la scrittura a 4 mani (con Ibrahim Kane Annour) del libro “Il deserto negli occhi”. Com’ è nata questa avventura?

La scrittura è mia, la storia è sua. La sfida è stata trasferire in un libro la libertà del racconto orale, dare una forma e una cronologia agli eventi di una vita altrui, ambientata per lo più in un posto che non ho mai visto. È stata un’esperienza impegnativa e forte, che mi ha coinvolto profondamente, perché senza empatia non è possibile trasmettere emozioni nella scrittura. Non mi aspettavo che sarebbe stato così difficile, quando nel 2008 ho accettato la proposta di Ibrahim di aiutarlo a raccontare la sua vita. Ci abbiamo creduto entrambi, per quattro anni, senza avere riscontri positivi da nessuna casa editrice contattata. Al massimo, alcuni ci hanno detto no. Finché a settembre 2012 Nuovadimensione ha sposato la proposta e lì è iniziato il lavoro di sistemazione del testo in base alle esigenze editoriali, per trasformarlo in chiave narrativa. Sono orgogliosa di aver portato a termine l’opera e il successo delle prime presentazioni, con un certo riscontro anche sui media nazionali, conferma che l’idea era buona.

Ma che fatica!

Tornando al nostro viaggio. Una delle speranze che emerge dalle testimonianze ne “La Piave” è di ridonare vita ai nostri fiumi/torrenti. Se fosse possibile, quale dei posti che abbiamo visitato (Tagliamento/Arzino/ecc ecc) ti piacerebbe osservare con la sua antica portata d’acqua?…Perchè?

Vorrei vedere il Tagliamento e naturalmente la Piave. Ma mi basterebbe che non venissero prosciugati ogni estate, mentre si trasferisce tutta l’acqua nei campi di mais e nei canali d’irrigazione. Ci vorrebbe un intervento radicale per il risparmio di acqua nei sistemi di irrigazione. In alcuni luoghi si inizia a fare, perché l’acqua è sempre meno e anche dal punto di vista economico conviene farne un uso sapiente. L’Arzino è una rarità, un gioiello che scorre con la sua portata, perché, come dicevo, è stato salvato dalle derivazioni.

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Vorrei concludere con un po’ di magia…Durante una delle tue visite nella Val d’Arzino hai avuto modo di scorgere, nascoste tra rocce e cavità, un gruppo di Agane? 

Mi tocca deluderti, anche se il lato magico mi affascina, non riesco ad andare oltre, mi basta quello che vedo. 

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