Chi è la “Negra”

Ma perchè diavolo l’hai chiamata “Negra” se è azzurra?”

Questa è la domanda più frequente degli ospiti di Scattoinvespa.

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Quando la vidi per la prima volta aveva un pessimo aspetto, sola, in un capanno di ferro dalle porte cigolanti. Ricordo che fuori era buio, faceva freddo, riuscivo solo a vederne la sagoma nascosta nell’ombra. Quando a forza, riuscii a liberarla da quel piccolo anfratto metallico mi resi conto che era stata dipinta di nero in tutta fretta. Quel coprire maldestro una vecchia lamiera piena di storia mi fece pensare al kintsugi (金継ぎ), una pratica giapponese che si occupa di restaurare le ceramiche rotte con l’utilizzo dell’oro fuso. L’idea principale che accoglie questa pratica è che da una ferita, una rottura, una difficoltà possa nascere una forma ancora più solida e bella, migliorata nella perfezione interiore. L’imperfezione, nella cultura orientale nasconde un concetto molto più ampio, che a mio avviso può essere esteso all’immaginario comune. Perchè quindi voler coprire la storia di un mezzo con più di trentanni di strada alle spalle? Le ammaccature, i graffi, non possono forse raccontare meglio le avventure di un trentennio di scorribande ? Questo pensiero mi fece riflettere. Decisi così di togliere tutto quel nero della Vespa, svelando tutto quello che avrebbe dovuto coprire. Uscendo da quel piccolo tugurio metallico mi tornò in mente la parte finale di un canto di Petrarca, nell’opera ” Canzoniere”.
” (…) vedova, sconsolata, in veste negra. ” Canto 268

Potrebbe essere soltanto una Vespa P125 X del 1981, ma da quel giorno non fu più vedova, nè sconsolata.
Diventò la “Negra”.

La Negra è pronta

La Negra

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