Avvisaglie e rituali di partenza

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Con l’arrivo di marzo i viaggiatori allergici al freddo rispolverano i mezzi a due ruote cercando di catturare i primi raggi di sole che rimbalzano nel porfido del centro storico. Andrea però è un vespista convinto, di quelli che se fuori c’è la neve montano due cingoli alla Vespa e raggiungono il posto di lavoro con quindici minuti d’anticipo solo per vedere la faccia dei colleghi. Nonostante io nutra una cerca allergia per il troppo caldo, Andrea mi accoglie per il caffè con le maniche della camicia arrotolate sulle braccia e gli occhiali da sole aggrappati al colletto. “Allora? Andrai in Serbia quest’anno?” Chiede. “Sì, inseguirò una camionetta di amici zingari che partiranno alla volta di Belgrado, non sono certo che troveranno la strada, forse perderanno la via facendosi ammaliare da alcuni fisarmonicisti ebbri di rakija”. Andrea guarda la “Negra” con disprezzo indicando la copertura invernale e il parabrezza. “Sei una mammoletta se a marzo usi ancora quelle coperture, io le tolgo con i primi del mese, e poi con queste temperature il para-gambe si rammollisce tutto”. La fine del caffè mi salva dal giudizio di quel centauro impavido ai ghiacci. Lo saluto mettendomi alla guida della Vespa ma appena credo di averla scampata…
“Se non lo senti duro come i mesi scorsi è ora che tu lo metta via!”
La voce da tenore echeggia nel porticato come un petardo, fancendo girare la testa al fruttivendolo in fondo al vicolo.
Tocco la copertura, effettivamente ha ragione.

Quale migliore tabacco per il prossimo viaggio??

Diario dei viaggi

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