Auspicio – 365 giorni liberi.

Trieste è sempre motivo d’ispirazione, l’ironia pragmatica delle persone che vivono nel capoluogo colora lo snocciolare del tempo, è antologia di vita che si attacca ai corrimani dei vicoli, al legno delle librerie e dei bar.
Un giorno dell’ultima decade di Settembre sono partito per la ex-Jugoslavia, cercavo ricette popolari e polvere di strada; prima di passare il confine triestino mi sono fermato in una delle terrazze naturali della costiera, tempio prescelto di guardoni, pensatori, fumatori e raminghi. Degli urletti di felicità isterica hanno acchiappato la mia attenzione: marito e moglie, si tuffano in acqua e si avventurano nel blu dell’orizzonte settembrino. L’immensità azzurra è spaventosa se paragonata alle misure dell’uomo, quella coppia però ne era incurante, mostravano il culo al vento e a tutti coloro che dalle altre terrazze li guardavano ridendo, morbosamente invidiosi di non essere così liberi.
Mi è difficile pensare ad un augurio per tutti, sarebbe illusorio. La felicità è impalpabile, caleidoscopica. Conosco la ricetta alchemica per il mio sorriso però: la macchina fotografica, la “Negra” e del tabacco sincero.
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