Arturo – Zuc dal Bòr –

Arturo faceva il poliziotto, la sua ossessione era dare la caccia ai ladri, dedicava gran parte della sua giornata a scandagliare le valli, osservare le tracce e ascoltare gli informatori.
“Una volta ho acciuffato un villano che voleva portarsi via dieci capi di bestiame in una sola notte, gli ho puntando addosso il mio doppio e si è dato alla macchia insieme ai suoi complici “. Dopo una lunga pausa brontolondando riprese: “La vita sulle montagne non è facile, qualche anni fa il cane lupo che tenevo legato in giardino mi svegliò in piena notte, aprii la finestra e un cialtrone stava spingendo la mia jeep fuori dalla rimessa per portarmela via”. Gli chiesi allora perchè si ostinasse a rimanere ancora confinato al di sopra dei mille metri sul livello del mare ma la risposta non arrivò mai. “Vieni qui dopo le undici di questa sera e lo capirai”, disse. Quando arrivai più tardi rumoreggiando con la Vespa, sentii il saluto senza capire da dove provenisse la voce. Una volta che gli occhi furono a proprio agio con l’oscurità lo vidi chiaramente, illuminato dalla luna era seduto su una sedia di legno. “Guarda sù e non fare più domande stupide”.

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