” A tutta callara”

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— “Namo”, fece il napoletano. Il Riccetto era ingranato, presero il tram, scesero al Ponte Bianco e con quattro passi furono a Donna Olimpia. La madre del Riccetto, seduta in mezzo all’unica stanza che formava la sua casa, con quattro letti agli angoli delle pareti, che non erano nemmeno pareti ma tramezzi, guardò i due e fece :”Chi è questo?” “ N’amico mio “ Rispose secco il Riccetto, senza filarla per niente tutto autoritario —

Oggi, il Ponte Bianco è nascosto dall’acciaio delle macchine parcheggiate ai lati della strada, il travertino puzza di sbronze notturne. Le scalpellate che hanno strappato i fasci littori dalle colonne hanno la stessa forma irregolare dei vetri rotti che si trovano per terra, accanto al parapetto della ferrovia. Quella manciata di metri, dopo 60 anni da “Ragazzi di vita” è ancora testimone di peccati, furti e rabbia. Io e la “Negra” percorriamo tutta Donna Olimpia, fino all’ incrocio con il muro di Villa Doria, i ragazzetti di Pierpaolo, ora settantenni e un’pò sordi, ricordano come si campava a quei tempi.
“ Un pezzo de tubo o un chiusino se vendevano bbene, ma dovevi sta attento pe’ e guardie. ‘ Tacci loro! Arrivavano a tutta callara e dovevi passà ‘a notte ar commissariato”.

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