Fuga dall’Adriatico

ss309
L’imprevedibile cancella, ancora una volta, il programmato. Una fantasia dei giorni precedenti mi aveva telestrasportato a Nord di Roma, lasciandomi cullare dall’illusione di poter degustare selvaggina accanto a un bicchiere di vino rosso toscano. Una telefonata, invece, mi obbliga a percorrere il litorale adriatico, lasciando così i miei sogni saporiti dentro il cassetto dell’immaginazione.
La strada statale 309 meglio conosciuta come “Romea” è una linea d’asfalto che insegue una porzione di coste orientali della penisola. La caratteristica organolettica che l’accompagna è lo smog dei camion che si rincorrono a suon di clacson nevrotici. La intercetto in prossimità di Pesaro, e per quanto mi sforzi, non riesce mai ad appassionarmi. Le uniche parentesi che fanno evadere l’immaginazione sono quelle dove l’accesso ai mezzi pesanti è vietato, in quell’esile gruppetto di chilometri l’occhio può acchiappare, ancora oggi, qualche esempio di esistenza tranquilla: un pescatore che sistema le reti nel suo giardino, un nipote che gioca con il nonno a pallone. I restanti metri della Romea, fino alla congiunzione con la SS14 ” Triestina” sono cadenzati da apici di tensione: sorpassi fra autotreni in direzione opposta alla propria sono seguiti da un amaro timore di essere sbalzati dallo spostamento d’aria, giù dai costoni laterali della careggiata. Tutti ingredienti che fanno, di quella strada maledetta, una trappola medioevale. La tortura dura centoventi chilometri, fino allo svincolo di Venezia-Mestre. Decido di far visita alla città galleggiante. Passeggiare dentro una calle sentendosi un sarcofago di silenzio mi farà bene.

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